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l’immensa melassa ovvero panta rei

Filed under Uncategorized by ventus on 12-11-2011

Sul sito di “la Repubblica” un gruppo di celebro-latenti si fa fotografare davanti all’orologio che segna le ore 11, del giorno 11, del mese di novembre e via discorrendo. Sarà una sorta di pitagorismo di ritorno? A me, devo dire, il giorno 11/11/ 2011 non ha fatto alcun effetto. Tutti questi uno dal sapore vagamente fallico mi eccitano ben poco. Rimanendo in tema Melissa ed Elisabetta si sono fatte fotografare in abiti succinti, non mi ricordo dove, forse dalle parti di Los Angeles, mettendo in mostra tutte le loro “potenzialità” di giovani e promettenti attrici. Ma Berlusconi non aveva già dato le dimissioni? Va buo, per par condicio, altrove, sempre in America, credo, qualcun altro ha fotografato le rughe di Demi Moore. Lo scoop credo che sia che anche i vip, con il passare degli anni, invecchiano. Nestikazzibus cum controfiocchibus direbbero gli antichi.  Tutto questo pubblicato, con massima enfasi, naturalmente, su giornali seri che pretendono anche di trattare, a tempo perso, tra una ruga e un’altra, tra uno scoscio di minigonna e un altro anche di politica. Facile moralismo da nonnetto catoniano in pensione? Forse, ma sapere, dall’autorevole fonte “Corriere della Sera” che Brigit Bardot ha bisogno di un uomo può ispirarmi a rivedere qualche film di Fellini (Amarcord in particolare), ma non mi induce più di tanto a fidarmi della serietà di chi parla di “spread” “totoministri” e via discorrendo. Sempre le solite parole, oltretutto, spalmate a raffica su tutti i quotidiani nazionali. Ma che dico le stesse parole, le stesse frasi, gli stessi pensieri o, meglio, non pensieri, come i proverbi della nonna: “è partito il totoministri!” “spasmodica attesa per le sorti dell’Italia” “In Francia hanno scoperto che anche Sarkozy è un bischero”. Beh veramente questa ultima non l’ho letta in nessun giornale e, infatti, è l’unica originale. Tutto questo per dire, semplicemente, che panta rei, come una immensa melassa e noi ci siamo finiti, inesorabilmente, dentro.

Scontro tra Titani: Berlusconi e Sarkozy

Filed under Uncategorized by ventus on 30-03-2011

Pensando al titanico scontro tra Berlusconi e Sarkozy, ci viene solo da dire: peccato che Berlusconi sia rimasto senza first-lady, anche se possiamo sempre organizzare un incontro di alta cultura tra Carla Bruni e Carfagna o, per i più cinepanettonari, Carla Bruni e Santanché. Scontri fra titani, tra piccoli napoleonucci di questo mare nostrum, no vostrum, no de nonatribus, no de tuttibus quantibus insomma! Lo spettacolo, veramente pietoso, di queste primedonne della politica europea chiamate a gestire i destini di interi popoli è, assolutamente, mortificante e grottesco. In questo scontro, davvero, Berlusconi, non gioca, per la prima volta in vita sua, neanche il ruolo peggiore. Grazie Sarkozy di aver dato una nuova vitalità anche al Tutanpapi di Arcore.

E questa sarebbe l’Europa unita? Unita de che? Ma sono più uniti i pakistani e i marocchini, di quanto lo siano Italia e Francia. La smania di protagonismo, ricordiamolo, non è solo italiana e neanche appannaggio di Berlusconi. In Francia hanno anche là i loro piccoli napoleoni che girano, girano, girano. Piccoli napoleoni razzisti né più né meno del nostro leghista Bossi, solo che parlano meno ed agiscono di più. In barba a qualsiasi trattato l’ex grande Francia oggi attua una politica provincialista, più che provinciale da far invidia al più retrogrado sindaco leghista veneto. Le frontiere tra Francia ed Italia appaiono e scompaiono, misteriosamente, da un momento all’altro. Se passa un camion pieno di carni francesi per i nostri supermercati non esistono, riappaiono se arrivano dei tunisini alla frontiera. Il concetto di frontiera francese è una variabile sconosciuta ai più grandi matematici degli ultimi due secoli. Le leggi che la governano sono totalmente arbitrarie. E gente come questa dovrebbe gestire, domani, il Mediterraneo? Con l’Italia come riserva indiana per i tunisini e algerini e libici e il petrolio che viaggia verso nord? E che senso ha questa Europa? Tanto vale chiudere subito questa pietosa farsa chiamata Europa unita.

Haec ultima ab oriente

Filed under Uncategorized by ventus on 18-03-2011

Haec ultima ab oriente admonent nobis quae controversiae italicae de Jure renovando parvae nugae puerorum sunt. Nos videmur simillimi graecis qui in Byzantio capta de trinitate disputabant cum infedeles obisderent acropolim. Quid de nostris sermonibus interest orbe terrarum?

Vox in Rama audita est

Ploratus et ululatus multus

Rachel plorans filios suos

Et noluit consolari quia non sunt

Dixit Propheta. In Libia, novus Herodes filios suae terrae occidit. Immo vero Herodes occidit filios suae gentis semel, Gheddafi quotidie. Haec non libenter refero, proles italica, non digni sumus umbrarum avorum nostrorum omnium. Quis hodie est dignus umbrae Manzoni, Garibaldi, sed omittamus magnos, quis hodie est par Montale, Pasolini, Gadda? Non est.  Necropolis picta est Italia et nos sumus sepulti viventes in aureis sepulcris. Quind interest Botticelli, Leonardo, Brunelleschi si omnis nostri spiritus abdicat cursum honorum maiorum ? Silent tabulae pictae, silent signa Uffitiorum pro amisso pudore omnium gentium Italiae. Ecce jam venit ultima aetas. Non planctus et ululatus in urbis nostris tantum infinitum silentium mortis.

Mattheus Renzi

Filed under Uncategorized by ventus on 14-03-2011

Juvenis Mattheus Renzi praefectus urbis Florentiae, nobilis civitatis quae ab Julio Caesare trahit originem hodie adfirmavit qui numquam Florentiae curam pratermittit pro privata ambitione partium. Dixit se curavisset cavea innumera acropolis diligenter atque accurate. Ego verba probo, opera non video. Florentia urbs est in manu mendicorum omnium gentium. Ubi est decor urbis? Ego non video. Gens Rom qui illo tempore ab India in Europa ut pestis commigravit habet potestatem cardi atque decumani urbis. Ab Africa habemus caupones sine licentia innumeres. Si Matthee ista est cura quae tribueris Italiae, non volo esse Italicus nec Florentinus, malo Senensis vivere atque mori.

lettera a Signorini

Filed under Uncategorized by ventus on 13-03-2011

Caro direttore di Chi, siamo tutti con lei, umanamente, spiritualmente e chi più ne ha più ne metta. Berlusconi ha veramente raggiunto il colmo con lei, questa volta ha davvero esagerato: cioè, va bene, si può rendere umanamente rappresentabile anche Elton John e “signora” (la tipica famiglia cattolica de Trastevere insomma), ma chiederle di rendere umano “er trota”? Ma come hanno potuto!

Già la posa da duro anni trenta, villaggio alpino, salsicciato abbestia con quel piumino verde, che lo fa assomigliare in maniera inquietante ad un omino Michelin caduto in una vasca di pesto, basterebbe.

Purtroppo anche a cambiare il piumino la faccia resta quella che è, con quella indicibile naturalezza di un bambino di dieci anni che sia immortalato in chiesa per la prima comunione. Certo signorsignorini anche lei ci mette del suo, già il titolo: “Non chiamatemi figlio di papà” accanto ad una foto di Elton John con su scritto Mammo. Ora ammettiamo che quelli della Lega non siano particolarmente intelligenti, ma io domani gli spedisco una lettera anonima in sede Lega a Brembate con su scritto: er trota nunnè fijjo de pappà ma è er figlio der mammo! Poi gli allego il numero di Chi in questione.

Preso paura vero? No, non lo faccio, lei mi sta troppo simpatico e i suoi articoli mi deliziano tutte le settimane, come quello sulla morte di Yara dove lei, con prosa carducciana afferma, testuali parole: “Urlano anche la Sim card e l’iPod trovati accanto al corpo della giovane Yara, ecc.”.

Certo che a lei il Pascoli e il Leopardi gli fanno un baffo, ma un baffo a torciglione!

Meno male che Renzi c’è

Filed under Uncategorized by ventus on 13-01-2011

Noi fiorentini apprendiamo, con evidente soddisfazione, che il nostro sindaco sta con Marchionne. E vai, finalmente gli stabilimenti Fiat di Firenze decolleranno! Poi ci fermiamo un attimo e ci chiediamo, ma dove diavolo sono gli stabilimenti della Fiat a Firenze?

Comunque il nostro sindaco è decisamente uomo del Rinascimento, genio universale. Qualsiasi altro sindaco riterrebbe Firenze già impegno bastante alle sue pur indubbie capacità. Qualsiasi altro che non sia il nostro caro don Matteo ovviamente. Lui, come Leonardo spazia dalla meccanica alla pittura alla scultura, eccettuate, ovviamente, le buche del centro storico.

Quelle no, quelle, sono troppo in basso per il suo sguardo d’Aquila vincitrice e trionfante.

Ci dicono, i giornali, a noi fiorentini, che Renzi è il sindaco più amato dagli italiani, certo se si esclude Firenze e dintorni può darsi; ma si sa, i toscani, come sono fatti, maligni per natura, incontentabili e ingrati.

Io infatti Renzi, come sindaco, lo vedrei bene a Roma, Milano, ma forse meglio Brasilia o Alice Springs, perché sciupare la sua giovinezza in una città vecchia e immusonita come Firenze che non capisce i problemi della Fiat di Torino? Poi da Pontassieve, con la ferrovia un attimo arrivare anche a Napoli e risolvere il problema dei rifiuti. In questo Renzi è, mi si perdoni il paragone, er Berluscone de noantri, dove c’è un problema, nella nazione, nel mondo, nella galassia, appare lui con il suo “ghe pensi mi!”.

Speriamo che risolva presto il problema della Fiat, ci sono due o tre buchette a San Lorenzo, due o tre discariche vicino Firenze, no dico, senza fretta con calma don Matteo non è che noi fiorentini pretendiamo che il sindaco di Firenze si occupi di Firenze, mica siamo così provinciali.

lettera a Mario Monicelli

Filed under Uncategorized by ventus on 05-12-2010

Caro Monicelli ti farà certamente piacere che, qui, a Firenze la tua morte è passata completamente inosservata, al mercato i verdurai scaricavano tranquillamente le loro cassette, i merciai vendevano magliette di dubbio gusto vicino al Duomo e i giapponesi fotografavano.

Non se ne impipava nessuno.

Non abbiamo molto tempo da perdere con queste stupidaggini. Un vecchio di 95 anni che si suicida è una stupidaggine, una bischerata, per dirla alla fiorentina. I presidenti della Repubblica ai funerali fanno discorsi toccanti, edificanti, e  amenità varie, noi toscani ai funerali si va a pigliare per il culo i vedovi, ma soprattutto le vedove inconsolabili, specialmente se sono piacenti. Del resto lo sapevi benissimo anche tu, quando hai diretto “Amici miei”.

Hai fatto bene, del resto, a morire a Roma, vicino alle autorità, qui a Firenze non ci facciamo né in qua né in là neanche se muore Dante, figuriamoci Monicelli.

Non è che, poi, sei proprio morto nel fiore degli anni, sei morto ad un’età più che decente. I tuoi films li hai fatti, i tuoi figli pure, certo potevi fare ancora due o tre interviste da Fazio, ma i posteri se ne faranno una ragione.

Voglio dire, Mario, non è che è morto Tolstoj, per carità, con tutto il bene che ti vogliamo qui in Italia diamo del genio anche ai gerani. Benigni è un genio, Troisi è un genio, tu sei un genio, coso là, Saviano è un genio. Mi chiedo quanti siamo ancora rimasti a non esserlo, fra poco essere geni sarà come essere cavalieri. Da Berlusconi in giù saremo tutti geni e cavalieri, praticamente tutti quanti. Io a cavallo non ci vo, tanto meno al canto del Gallo, come Mussolini e non ho ancora dipinto la Sistina (e non penso neanche di dipingerla), io spero che me la cavo.

Certo eri bravo a fare films, ma tanti lo erano e, del resto, diciamocelo, con attori come Gassman, Sordi e, lo voglio proprio ricordare, Montagnani, tutti siamo dei geni. Ed infatti quando non hai più avuto quegli attori il tuo genio si è spento. Ovvero un bravo architetto se non ha del materiale decente, hai voglia ad essere bravo. E ci fa il piffero con il suo bravo.

Quindi caro mio, io non canterò bella ciao al tuo funerale, non porterò fiori alla tua tomba, non piangerò. Piangere di cosa poi? Te tu ti sei levato dai piedi e ci hai lasciato tutti qui nella melma.

Al limite piangiamo per noi. Tu a lavoro non ci devi andare, tu che eri comunista sei comunque morto in una clinica di lusso, se dovevi fare una visita mica stavi mesi in fila d’attesa? Ma che voi di più Mario? Ti eri rotto le scatole di campare, liberissimo, ma sono fatti tuoi. Non vuoi essere sepolto con una messa? E qui mi fai ridere? Se davvero eri ateo ma che ti fregava come ti seppellivano, tanto a controllare il funerale mica ci sarai, oppure avevi qualche dubbio? Io credo di sì. Io credo in Dio, ma onestamente, non lascio disposizioni, tanto e che cambia già comando poco da vivo figuriamoci da morto. E che mi frega a me che sono morto di dove mi mettono. E mi metteranno da qualche parte dove ingombro poco. Se vo’ venire i’ prete e che venga. Affari suoi.

E quanto sei sofistico Mario.

Comunque te tu ti se’ levato dalle scatole, e ha’ fatto il tuo. Che sia un gesto di coraggio o di viltà non lo so, non mi interessa, dentro la testa dei suicidi c’è solo il signore, se c’è, non certo io.

Comunque la tua vita l’hai vissuta e non ti è andata peggio che a tanti altri.

Stammi bene.

de pravitate senensium

Filed under Uncategorized by ventus on 23-11-2010

Fuit gens tam vana tam stulta tam ridicula quam senenses? non franca, non anglica, non hispanica gens sicut ista parvissima atque pravissima civitas est. Digna filia Romae, sed Romae Catilinae. Lupa habet in vexillo, sed non lupa Romoli Remique lupa tamen Dantis, fera edax omnium bonorum alienum. Universitas studiorum sua aestimat non Italiae, nulla res est Italicis tribuenda, omnia voracissima lupa manducat atque devorat. Ut esset aes alienum putat aes italorum, praeda belli, spolia inimicorum. Non cives sunt senenses contra italicos sed praedones. Dic Civitas pravissima ubi sunt tributa italorum quae utenda erat in salute publica, in universitate studiorum, dic, si fas est dicere, praedonibus receptacolum eorum. Non in re publica bene ordinata vivis, sed festines ad latrocinium rei publicae nostrae. Gens pravissima quid de siciliae mafia argutaris? Non pudet tibi garrire ad alios mala tua? Quid sunt in civitate tua Italiae leges? Flatus vocis! Ego sum senensis et pudet mihi inverecondia atque mala tua. Non mater noverca bonis senensibus es. Etiam latrones tui sunt praeponendi civibus tuis. Ghinus homo honestissum fuit pro argentaribus tuis!De Berluscone male dicis? De Monte pascorum ut posses bene dicere? Palium, palium in bucca habes omnes dies, sed Palium exemplum nequissimum omnium morum tuorum!

la democrazia si impara anche facendo le file

Filed under Uncategorized by ventus on 14-11-2010

Sono già due giorni che, in qualsiasi fila di Firenze vada, trovo il mitico omino o donnina delle file, di de decurtissiana memoria. In un supermercato, sempre con una carrozzina, un uomo di colore mi chiede, almeno lui me lo chiede, di passare avanti, aveva solo un pezzo, io ne avevo quattro e una carrozzina. Gli dico, ovviamente, di no. Ovviamente passo per un generale delle SS in pensione, e alla fine tra l’indignazione generale, non avendo voglia di stare a questionare più di tanto gli dico: “va bene passa, passa, capisco che due secondi di fila sarebbero troppi per la tua debole costituzione”. Detto tra noi il ragazzone sembrava forte e robusto e poteva, secondo me, fare due secondi e mezzo di fila, ma è un mio parere personale, per carità. Per par condicio, questa mattina, al bar, la solita italiana, ignorando la cassa, le file, si presenta a pagare. Indubbiamente dovrebbe essere il cassiere a dire, scusi signora, si metta in fila, invece di lasciarci combattere all’ultimo cornetto, per stabilire chi vi era prima o dietro. Non è che la signora non mi ha visto, con un passeggino rosso Ferrari, con una bambina dentro, era difficile non vedermi, semplicemente non riusciva ad uscire dal suo ego.

A questo punto ho detto alla cassiera: “faccia pure passare avanti la signora, credo che abbia fretta!”  Era sabato mattina e non avevo particolare voglia di combattere a colpi di cappuccino per il mio diritto alla fila. La signora ovviamente non ha neanche detto grazie. A questo punto ho anche rivalutato il giovane africano, almeno lui mi è passato avanti, ma almeno prima me lo ha chiesto.

Tutto questo pippone savonaroliano sulle file, qualcuno dirà, perché? Semplice, la fila ha un principio democratico e di rispetto per l’altro che, se non si capisce quello, è inutile parlare di democrazia, leggere Saviano e criticare Berlusconi. Il procedimento della fila, infatti, ha un funzionamento semplicissimo (lo riassumo agli italiani che, pare non l’hanno ancora capito) chi primo arriva, sia esso re o mendicante, prima arriva alla cassa. In fila il conte de contis super farabutt de farabuttis dovrebbe valere come l’ingegner Fantozzi, il mendicante come il magnate. Una cosa molto bella, secondo me, a prescindere. Ma ovviamente, in Italia, non è così. L’italiano non vede l’altro, l’italiano vede solo due caverne, una tramite la quale gli entra il cibo, l’altra da

dove gli esce, tutto il resto è silenzio, compreso il cervello. Se io, in una fila, non passo davanti a qualcuno è proprio perché rispetto il suo diritto di stare davanti a me, perché, appunto è arrivato prima, anche se è una vecchietta con un portafoglio mischiato di lire e di euro e che, per pagare, ci mette venti minuti. Non ha importanza, io aspetto il mio turno, perché la civiltà, la democrazia, si attua anche rispettando i diritti minimi degli altri. Chi, come Berlusconi, non rispetta i diritti minimi, anche il diritto di non essere sorpassati in una fila, non rispetterà, ovviamente anche gli altri.

Se la parola democrazia ha, quindi, un senso lo ha proprio nel riconoscere che l’altro non è un alieno ma un altro “cittadino” e se tu calpesti i suoi diritti di cittadino, prepari solo la strada per chi, domani, calpesterà i tuoi, con la stessa identica logica con cui, tu oggi, gli passi davanti ad una fila: appagando appunto il tuo misero egoismo personale.

Poi all’italiana qualcuno potrebbe dirmi, ma tu pianti tutta questa lagna solo perché uno ti è passato davanti ad una fila. Io poco italianamente gli rispondo, candidamente: sì, perché è mio diritto anche lagnarmi delle ingiustizie, per quanto piccole.

le streghe

Filed under Uncategorized by ventus on 08-11-2010

Premetto che non sono affatto un “irrazionalista” e, francamente, trovo assolutamente ridicolo l’impiegato comunale che, la domenica, si traveste da templare, per giocare al medioevo.

Ho fatto studi classici, latino e greco, ho studiato lettere antiche all’Università, sono cresciuto leggendo Socrate e i Vangeli, quelli greci, non i messali da chiesa, sono un lettore di Virgilio, Livio che non erra, Tacito e, soprattutto Petronio.

Per due anni, all’Archivio di Stato di Firenze, ho decifrato il dubbio latino di brevi e contratti medievali.

Non mi sento né particolarmente etrusco, né discendente di antiche religioni. Sono toscano, questo dice molte cose a chi le sa intendere.

Detto questo sono praticamente nato, a Sarteano, in mezzo ad una necropoli etrusca, sono nato e cresciuto in un mondo magico, pieno di streghe e di santi. Le due cose vi assicuro che non sono affatto in contraddizione, almeno per me che in quel mondo ci sono nato. Certo vi era la scuola, la scuola media comunale, alle falde del monte Cetona, inerpicata su verso il comune medievale (oggi ovviamente è stata trasferita), dove si leggeva un po’ di Omero in italiano e ci si scaldava ad una stufetta a legna. Grande privilegio era essere addetti al “ceppo”, ovvero potersi alzare per mettere legna nella stufetta di ghisa. Mi ricordo come fosse qui davanti a me il cesto della legna.

Ma era un privilegio che, a me, toccava di rado. Di solito toccava ai bambini particolarmente “buoni”. Io buono non ero, a dodici anni avevo letto I Miserabili di Victor Hugo, ma non ero buono, ero decisamente salvatico. Che in famiglia mia ci fossero state numerose streghe, quelle vere, non quelle di oggi, wicca o come si chiamano, era risaputo. La strega di quei tempi non aveva nulla di particolarmente romantico, era una guaritrice, levava il malocchio, interpretava i sogni, faceva un sacco di cose, nella sua cucina sporca, sudicia, che onestamente mi ricordo poco. Anche io, certo, fui portato dalla strega a levarmi il malocchio. C’era la strega e c’era il prete, erano vicini di casa, convivevano tranquillamente, se non funzionava l’uno si andava dall’altro. Nessuno, per quanto buon cattolico, ci vedeva niente di male.

No, ripensavo a questo, leggendo il Vangelo delle streghe, un libro che l’autore, un americano ottocentesco, asseriva mandatogli da una strega toscana. Ripensavo alle mie streghe, ai miei preti di campagna, alla mietitura, ai contadini e alle loro “veglie”, alle feste dell’Unità di un tempo, quando il prete, il farmacista e il dottore se ne stavano, rigidamente chiusi in casa per non dare soddisfazione ai contadini comunisti, salvo mandare una servente a prendere una porzione di “pici al ragù”. Quel piccolo mondo di Guareschi con la maestra unica che, tanto piace alla Gelmini, e che ci metteva in guardia contro i comunisti, salvo poi sapere che tutti i genitori dei suoi studenti erano, di fatto, comunisti.

Ogni tanto, qualche scoppiettata partiva, un medico di campagna veniva trovato assassinato sul suo cavallo. Vi sono state molte cavalline storne, non solo quella del Pascoli.

Magari era un marito geloso, una questione di politica chi sa, questi misteri, non venivano mai risolti, il giudice stava a Siena e noi eravamo, però, più vicini a Ghino di Tacco che all’Italia vera e propria.

Oggi quel mondo non esiste più. La mia campagna è una campagna agrituristica, magari le streghe sono tornate, ma sono semplici donne di città che cercano il fascino del proibito.

Non è che basta dirsi strega per esserlo. La strega vera era, per intenderci, la vecchina che ci guardava di traverso, borbottando chi sa cosa, e dalla quale mia madre mi trascinava via spaventata. Lei non ci credeva alle streghe, come me, ma solo quando non ne incontrava una “vera” per strada.